marzo 10, 2011

Le Anguane, Ninfe delle Dolomiti




'Ninna nanna, nota d'Anguana 
canto che incanta
divina moina nenia che ninnola
vose che stria
lengua ruffiana straviame via... 


..E  la va la passa rente e la va la pasa oltre
fala cantare, ma lasela andar' 


('La nota dell'Anguana', 
dall'album 'Il canto dell Anguana' di 
Patrizia Laquidara




Le Anguane 
(aquane, gane, vivane, langane) 
sono antiche Sacerdotesse delle nostre montagne, legate al culto delle Acque, 
che ho conosciuto attraverso le amatissime leggende della (mai abbastanza) nota 
Saga del Regno dei Fanes.
Queste donne vengono anche identificate come eterei Spiriti d'Acqua, appartenenti al Popolo Fatato, 
nei miti e nelle storie di tutto l'arco alpino, soprattutto nelle montagne del nord-est. 
Tanto che in molti luoghi delle Dolomiti si trovano ancora grotte, anfratti, ruscelli, spelonche, massi e addirittura laghi che vengono chiamati con l'appellativo 'Dell'Anguana' o 'Delle Anguane'.
Dal Bosco e Brughi nel libro 'Entità fatate della Padania' raccontano di statuette votive che raffigurano le Anguane, custodite dalla gente delle montagna per proteggersi dall'Ombra, e ancora oggi presenziano in alcuni dialetti veneti, assumendo significati differenti.

Sostanzialmente contraddittorie furono le percezioni di chi ebbe in sorte di vederle!
Creature selvagge e minacciose, dai corpi ricorperti di cortecce e muschi, che vivono come animali ai limiti del bosco..  
Dissero alcuni.
Altri invece raccontarono di aver conosciuto 
Figure di estrema bellezza, capaci di incantesimi e magie, che solevano incontrarsi presso ruscelli e fonti 
per celebrare la Dea con canti e meraviglie,
 attraverso il suo e loro elemento vitale, l'Acqua.





In alcune storie che si tramandano da infinito Tempo, queste Ninfe dai lunghi capelli e dalle vesti chiare come Acque potevano aiutare gli umani, addirittura avvicinandosi, così come facevano le Salighe, spiriti affini e talvolta sovrapponibili, e proprio come loro potevano condividere con i contadini le infinite conoscenze dei ritmi e delle armonie della Terrasvelare i misteri della Luna e le energie sottili che muovono i cicli delle coltivazioni, dei boschi, degli animali, degli uomini.
Come le Salighe, sono legate al Silenzio di sè e della propria consapevolezza, 
e tornano nel proprio Mondo quando viene pronunicato il loro vero nome. 

'Alcune storie affermano che le anguane, al pari di altre creature mitiche, fossero donne morte di parto, o fanciulle, oppure anime di bambine nate morte, oppure ancora donne nate avvolte nel sacco amniotico (le si potrebbe definire, perciò, benandanti al femminile). Secondo altre tradizioni erano donne dei boschi dedite ad un culto pagano (fondendone evidentemente il mito con la realtà delle religioni sciamaniste ancora vive in Friuli e in Carnia almeno sino al XVII secolo), ma erano perlopiù considerate figure non umane appartenenti al mondo degli spiriti.' (Wikipedia)

Le Anguane furono quindi descritte in molti modi e con molte accezioni, una delle quali è proprio quella di 'Spiriti delle Acque', simili alle nordiche Glaistig e Ondine, talvolta con forma di donna e di pesce contemporaneamente, come pacifiche Sirene costrette a vivere distanti dal Mare. 
Une Anguana delle leggende della Val di Fassa (Dolomiti) si chiama proprio Ondina, 
e questa è la sua storia:



'C'era una volta Ondina, una delle creature incantate dei laghi, che soleva sedere sulla sponda del lago di Carezza a cantare, ma se sentiva avvicinarsi qualcuno fuggiva tuffandosi nel lago.
Lo stregone del Latemar un giorno la vide e la trovò così bella da volerla far sua a tutti i costi, ma anche dopo mille volte, non riusciva ad arrivar in tempo che gli animali della foresta avvisavano la bella ondina. 
Un giorno decise di andare dalla Stria del Majarè, una vecchia strega delle montagne, per aver consiglio. Lei gli disse di creare un arcobaleno sul lago, cosi l'ondina si sarebbe incuriosita e lui, travestito da vecchio con degli oggetti d'oro sarebbe riuscito ad avvicinarla dicendole che anche con l'arcobaleno si poteva creare dei monili, riuscendo cosi ad avvicinarsi abbastanza per prenderla. 
Lo stregone fece uno splendido arcobaleno che finiva dritto nel lago e Ondina uscì come previsto. Solo che egli appena la vide dimenticò il travestimento e corse allo scoperto, così lei fuggi e non si fece piu vedere.
Lo stregone infuriato prese l'arcobaleno, lo spezzò in mille pezzi e lo gettò nel lago. E' per questo che il lago di Carezza, che una volta veniva chiamato appunto "lago dell'Arcobaleno", ha quei colori meravigliosi, diversi da tutti gli altri laghi.'
fonte: www.centrofassa.it



Il canto e le danze di queste creature suonavano di inaudita bellezza, ma potevano trasformarsi in grida feroci quando qualcuno profanava le Acque e i Boschi posti sotto la loro protezione.
Vennero anche chiamate anche 'Lontre', poichè capaci di vivere sotto il velo dell'Acqua e di trasformarsi in animali viscidi e sfuggenti, talvolta malefici, mentre in alcuni testi antropologici vengono spesso associate alle incantate Ninfe della mitologia classica. 
Secondo Dal Bosco-Brughi: 'In provincia di Trento si racconta che le Anguane uscissero dalla Acqua con delle fiaccole in mano e un copricapo a punta, intessuto di innumerevoli campanellini, scosso velocemente e insistentemente per attirare i fanciulli della zona (..) questi non poteva fare a meno di incamminarsi verso le Fate per poi scomparire nelle Acque.'
Tornava poi nel regno degli uomini, mantenendo assoluto riserbo su quanto aveva vissuto.

+


Io covo un segreto, lei sussurra 
sarò la tua sposa, non farmi torto
 a volte svanisco nel fondo oscuro 
ma lasciami andare, poi ti conforto..


Molteplici aspetti, differenti e contrastanti, delineano queste meraviglie femminili..
chissà che le Anguane decidessero di apparire diversamente a seconda della persona che si trovavano davanti, 
o più semplicemente che ognuno potesse vedere, attraverso loro, 
la parte di se stesso che si meritava di vedere. 


Del resto, si sa,
'Le leggende e i miti delle Fate sono molti e molto diversi, spesso contraddittori. Solo una cosa è certa: che nulla è certo. Tutto è possibile nella terra delle Fate'

(Froud e Lee)


Bibliografia

Brian Froud-Alan Lee 'Fate'
Claudio Risè-Moidi Paregger 'Donne Selvatiche'
Alberta dal Bosco-Carla Brughi 'Entità fatate della Padania'
www.ilregnodeifanes.it
www.wikipedia.it
img: da arcanamundi.it

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