giugno 30, 2010

Cottage Garden Flowers


Qualche fotina del piccolo giardino prima del taglio delle erbe per la raccolta..
Buon Solstizio d'Estate.
Pisello odoroso

Vinca minor, ortensie, garofani, fritillaria





Malva spontanea, Calendula, Digitalis, Rincospernum










Piselli



Ninfee, rosmarino e lavanda


Lavanda


Verbena


Fuchsia

giugno 26, 2010

‘Il giardino dei segreti’ (Kate Morton, The Forgotten Garden)

Londra, 1900.
Brisbane, 2005.
Blackhurst, Cornovaglia, 1909.
Brisbane, 1975.
Cliff Cottage, 1975.
New York-Tregenna 1907.
Cliff Cottage, 1913.

Oh assolutamente si, questo è proprio il genere di fiaba che ti porta al di là dei veli del tuo mondo, in una realtà parallela e movimentata (cruda e incantata allo stesso tempo) senza aver modo di uscirne per una settimana intera.

Saranno le atmosfere.. oh! il cottage abbandonato che guarda dritto verso le onde dell oceano, chiuso con la chiave d'ottone nel legno centenario della porta, il suo giardino delle meraviglie e un antico libro di fiabe, la vecchia casa australiana mangiata dal sole cocente, il 'Manor', la tenuta oscura e gonfia di tristezza, una nave velocissima e perfino un buio sottotetto tra le case, in una maleodorante ansa del Tamigi.
O come penso, ciò che ti inchioda sono le donne veramente incredibili che popolano queste atmosfere, così differenti fra loro, che continuano ad incrociare i propri destini in luoghi e tempi distanti secoli, unite e separate, salvate, abbandonate, amate e distrutte.
Guardate la lista di luoghi e date ho scritto qui sopra:
ebbene, ho preso casualmente alcuni capitoli del libro, questi sono proprio i loro titoli.
Le donne di questa avventura di vita e di mistero attraverso i Tempi, sono coraggiose e forti al di là del mio personale inverosimile (per questo l'associazione istintiva alla fiaba) e sono raccontate come meritano dalla penna delicata di Kate Morton, che alterna nel libro momenti dolcissimi e profondi a situazioni dolorose e emotivamente turbolente, saltando da un epoca all altra con qualche fatica ma infinita pazienza, coerenza e 'maniera'.
I personaggi sono effettivamente molti, e la maggior parte di essi rinuncia a solcare i i varchi fra un epoca e l'altra, ma i pochi che ci seguono per tutto il viaggio, entrano nel profondo del cuore di chi partecipa, fosse anche soltanto con gli occhi.

Questo libro è una lunga, lunghissima e complicatissima fiaba,
che lascia davvero un pò scossi e un pò straniti,
ma vale la pena di leggerla.
Fosse solo per le storie raccontate da Eliza Makepeace.

giugno 07, 2010

Reseda Luteola, la Pianta Gialla (Weld, Dyers's Rocket, Wild mignonette, Gaude).




Reseda. La Pianta Gialla
Reseda luteola, famiglia delle Resedacee


Nomi: Reseda biondella, Amorino, Biondella (attenzione perchè con questo nome viene chiamata anche la Centaurea);
Weld, Dyer's Rocket (per la sua capacità di crescere molto velocemente), Wild Mignonette (inglese); Gaude, Reseda des Teinturiers (francese); Farber-resede, Farberwau (tedesco), Lus Bhuidhe Mor (Gaelico)

Etimologia. Il nome Reseda deriva dal latino “ resedo”, cioè calmo, calmante: aggettivo attribuito a questa pianta da Plinio in relazione alle sue proprietà medicinali.



Il Giallo della Reseda

Il giallo è classicamente un colore che rappresenta il Divino, l'assoluta comunione con il Divino stesso e il Divino che si manifesta, almeno per quanto riguarda la Storia dell’Arte e la pittura tradizionale. Basti pensare all’iconografia di Gesù nei secoli, avvolto da luce gialla (probabilmente dipinta con pigmento di Reseda). Senza contare che spesso il Giallo viene trasformato in Oro, simbolo di assoluta perfezione, con l'aggiunta di polveri di lavorazione del metallo più prezioso. Ma esso è un colore che richiama anche la chiarezza, la sicurezza della propria coscienza e consapevolezza: è il colore più vivace, più stupefacente, più pulsante e più abbacinante. Ha molte sfumature, dal paglierino all’oro, ma principalmente è un colore caldo, vivo, vien da dire… solare.
Giallo = Sole. Calore, forza, vita, movimento. E si tratta certamente di un’associazione obbligata che nasce sin da quando siamo bambini e continua per tutta la vita, quasi una testimonianza sottile della presenza vitale del Sole nelle nostre labili esistenze e nell’ecosistema che ci ospita.
Come spesso si faceva, e si fa tuttora, si usa raccogliere lo splendore della Natura per fissarlo su oggetti e abiti che ci circondano: il Sole viene evocato da vesti di colore Giallo, sin dalla notte dei tempi. L’Astro luminoso non si riesce a guardare, tanto risplende; non è statico ma si muove continuamente: lo stesso è il Giallo. Colore del Divino, del suo mutare, del suo illuminare, del suo brillare. Per questo in altri tempi il Giallo di Reseda fu davvero un elemento importante nei commerci di pigmenti e di tessuti. Fosse solo per l'armonia di questo pigmento, che colora le vesti, in relazione ai visi olivastri delle giovani vestali romane, con i loro ricci capelli scuri, i loro profili scolpiti…
Si dice che in Grecia perfino le Dee indossassero vestiti di questo colore, e che “La Signora”, la Dea Freya degli scandinavi, vestisse di Giallo.



Il Verde di Sherwood

Narra la leggenda che molto tempo fa, nel Verde profondo dell'antica Foresta di Sherwood, nell'Isola Britannica, vivesse un eroe conosciuto con il nome di Robin Hood. Famoso paladino del popolo inglese, che si diceva “rubasse ai ricchi per aiutare i deboli”, era costretto a nascondersi nella foresta con i suoi compari, per sfuggire alle guardie e all'autorità del Re Usurpatore che intendeva spodestare.
Secondo la leggenda, egli vestiva abiti tinti di un Verde pieno e vivace, color dei boschi delle Isole del Nord, che permetteva a lui e ai suoi ribelli di mimetizzarsi ed agire nel cupo del bosco senza essere scoperti. Quel Verde divenne, per il popolo che essi proteggevano, il simbolo della giustizia, della pace e della salvezza, e prese il nome di Saxon Green, Verde Sassone.
Il Verde particolare, caldo, armonioso e vibrante come la foresta di Sherwood, si otteneva mescolando la Reseda lutea, dal pigmento giallo, al Guado blu (Isatis Tinctoria), entrambe erbe spontanee diffuse nel territorio britannico.
Ma la nostra Reseda si prestò nei tempi anche a misture differenti: con la Robbia (Rubia Tinctorum) per tingere d'arancione acceso, con l'Anthemis (la Camomilla dei Tintori) per il giallo dolce e dorato delle vesti festive. Con l'Indaco indiano produce invece un verde-giallo molto brillante, simile al lime.

Storia

L'utilizzo del pigmento della Reseda è tra i più antichi e diffusi metodi di tintura in Europa, e senza dubbio essa è la più antica pianta da Giallo usata nel continente.
La Reseda, nata pare nel Mediterraneo, cominciò la sua “collaborazione” con gli umani già dal Neolitico, ma le testimonianze più corpose sono riportate nella Bibbia ebraica e dai Romani (Plinio, in particolare, la nominò e la descrisse per le sue fito-proprietà).
Si diceva appunto che la Reseda fosse il colore con cui le Vergini Vestali romane tingevano i loro abiti e quelli delle giovani spose nella florida Roma degli Imperatori, ma venne utilizzata anche dagli stessi “Barbari”, ai confini dell’Impero. In particolare dai Galli, nelle aree francesi, insieme alle altre due piante fondamentali della tintura europea: la Robbia ed il Guado.
Si diffuse rapidamente presso tutte le colture-culture Europee, partendo dai Celti fino ad arrivare al Sud Italia e all’Asia Centrale. In Inghilterra fu considerata la miglior pianta indigena per la tinta da giallo e fu largamente utilizzata nelle colorazioni degli abiti semplici del popolo per secoli interi. La sua attitudine economica e “popolare” non fece disdegnare il suo uso perfino in Francia, dove veniva utilizzata per la tintura delle stoffe preziose, destinate a diventare i magnificenti abiti di Versailles nel periodo di massimo splendore. Fu usata anche dai creativi tintori dei Dogi Veneziani, per i sacri abiti della Chiesa. Fu coltivata intensivamente praticamente da sempre, persino dai Vichinghi, e permise a molti mercanti italiani e europei di stoffe e pigmenti di arricchirsi esageratamente. In Scozia veniva utilizzata per la tintura del famoso tessuto Tweed. Trovò spazio nei monasteri inglesi, che facevano largo uso del pigmento sotto forma di inchiostro, per le miniature, così come la Robbia e altri pigmenti usati per il tessile.

Riconoscimento

La pianta di Reseda è una biennale che si trova spontanea nelle zone abbandonate o sui cigli delle strade, perfino nelle crepe dei muri, perchè predilige i terreni calcarei. Fu senz'altro ampiamente coltivata e curata con tutti gli onori: la sua coltivazione infatti si estese fino a tempi relativamente recenti, ed essa si rivelò, al contrario della maggior parte delle tintorie, una valida concorrente delle nuove tinture chimiche, che sostituirono quasi interamente quasi tutti i pigmenti naturali usati fino al secolo scorso.
I suoi fiori profumati, giallo-verdi, sono riuniti in spighe dritte e grandi: cresce soprattutto nel secondo anno d'età, fino ad un metro e mezzo circa. Nel primo anno di vita la pianta produce soltanto una rosetta basale, mentre è proprio nella seconda annata che “butta” il fiore e il semi, dalle particolari attività coloranti. In realtà viene utilizzata tutta la pianta per tingere, essiccata o fresca.
Richiama a sé una grande quantità di api e farfalle, elementi fondamentali per l'impollinazione (è ermafrodita) e anche il bestiame ruminante, che la adora come foraggio. Questo potrebbe essere un meccanismo difensivo della pianta che attirando i ruminanti, beneficia del prezioso letame lasciato a terra dagli animali, per rinvigorirsi e sopravvivere, soprattutto nel momento in cui avviene l' auto-risemina. I ruminanti, dal canto loro, ne traggono i pigmenti che colorano il burro e il latte d'alpeggio. I semi sono scuri e lucenti, piccoli e numerosi in ogni capsula. Questa pianta, così come il Girasole, ha la capacità di seguire il corso del sole durante il giorno, qualità nota come Eliotropia.

Tintura

La sostanza colorante della Reseda si chiama Luteolina, parola che deriva etimologicamente dal nome latino del colore 'Giallo', poiché cristallizza in questa tonalità in maniera pura e brillante, e decisamente solida. Il pigmento si estrae dalla pianta intera (radici escluse): quindi dai fiori maggiormente, ma anche da foglie, rami e semi, soprattutto nel periodo di fine fioritura (estate). Si utilizza sia essiccata che fresca, per colorare la lana, il cotone, la seta e lino.
Il Giallo vivo della Luteolina, che si presenta fisso sulla lana tinta è davvero meravigliosamente brillante, ma il pigmento è anche un ottima base per le misture di colori, abbinata ad altre Erbe Tintorie e mordenti differenti.
Prima di tingere di solito si usa infatti mettere l'allume di rocca (soprattutto per la lana), per fissare il colore sulle fibre dei tessuti e per dare il giallo limone. In alternativa va bene anche il ferro, ma la sfumatura che ne deriva è olivastra. Poi il filato viene immerso nel bagnocolore caldo (che viene da almeno trenta minuti di infusione), che deve essere preparato con una quantità di pianta uguale al peso del tessuto.

Altre piante da Giallo: Carthamus tinctorius (Cartamo); Genista Tinctoria (Ginestra); Crocus Sativus (Zafferano); Curcuma longa (Curcuma), Pyrus malus silvestris (la corteccia del Melo selvatico); Punica granatum (la corteccia del Melograno),Fraxinus excelsior (corteccia di Frassino)



Usi e proprietà curative

Inchiostro

Macerando la Reseda luteola in alcool, si ottiene un ottimo inchiostro per scrivere e disegnare, utilizzato anche nell’antichità dai frati amanuensi. Il pigmento di Reseda, fatto precipitare nel gesso, dà un inchiostro giallo dorato, che una volta veniva usato in luogo della vera polvere d'oro, per dare magnificenza ai dipinti Sacri.

Miele

Richiamando a sé, con le sue corolle gialle e verdi, una grande quantità di api, viene considerata un ottima pianta da miele, in associazione con l'Angelica.

Usi erboristici

Un tempo era usata anche come pianta con proprietà vulnerarie, diuretiche e sudorifere, utilizzando però soltanto la parte fiorita.


Con la terza pianta fondamentale della tintura europea si conclude questa piccola serie di studi (soltanto tre, per la verità): Il Rosso della Robbia, il Blu del Guado e finalmente il Giallo della Reseda. Con questi tre colori si può veramente giocare con tutte le tonalità, cambiando le mescole, i bagnocolore, i mordenti, per riprodurre e fissare sulla tela e sul filato tutta la nostra natura, i colori che ci scaldano il cuore, la nostra creatività. Gli esperimenti e i risultati sono infiniti. I colori naturali riusciranno probabilmente a farvi distruggere qualche pentolone e a finire un fornello a gas, ma innegabilmente vi renderanno molto orgogliosi di aver “fatto” voi la tintura, con le vostre erbe, le tecniche, le prove… e soprattutto sarete fieri di indossare i “vostri” colori.
Buon lavoro!




Fonti

The Complete Natural Dyeing Guide, Marie Sugar, Rug Hooking, 2002
Compendio della flora officinale italiana, Paola Gastaldo, 1987, Piccin Edizioni
The Creation of Colour in Eighteenth-Century Europe, Sarah Lowengard
http://www.dyework.co.uk/weld1.htm
http://www.historiabari.eu
http://www.englishplants.co.uk



Articolo scritto da LaZiaArtemisia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autrice e senza citare la fonte.

giugno 04, 2010

'L'Emporio degli Incanti' (Tanya Huff - 'The Enchantment Emporium')




'L'Emporio degli Incanti'
di Tanya Huff

Delos Books

(originale: 'The Enchantment Emporium')

Se avete letto le recensioni canoniche in rete su questo libro, avrete in testa un triller urban young adult autoconclusivo pieno di sesso e violenza.

Aspettate un attimo,
perchè questa è tutta un' altra storia.

In realtà, vi racconterò a mio insindacabile (soltanto qui) giudizio, di una storia magica di Signori dei Draghi, di stregoni, del mondo Sotterraneo del Sidhe e di
torte di mirtilli che nascondono incantesimi, ma soprattutto di una grande cucina di campagna popolata da uno stuolo di eccentriche vecchie Zie che muovono tutte le energie della propria famiglia e del mondo che la circonda, e di un Emporio di oggetti fantastici con uno Specchio fatato in cortile.

Ma oltre questo, ho visto le corna del Re Cervo materializzarsi sul capo di un uomo, ho visto una fanciulla che attraversa il Tempo e il Luogo, ho visto l'esplosione dell energia magica delle Donne Gale e gli incanti che fluiscono dalle loro dita, nei segni magici che tracciano nell aria, e ho sentito la l'impatto dei rituali che celebrano nel Bosco, tutti insieme.


'I pasticci e le torte non si cuociono da soli!' (Zia Jane)

In quanto vecchia zia dispotica, le Zie (ma più in generale tutte le femmine della famiglia Gale) hanno avuto subito tutta la mia ammirazione e la mia passione più sfrenata!
Le Zie
sono prepotenti, distruttive verso ciò che le infastidisce, curiose, materne, rigorose, manicalmente protettive verso i propri elementi più giovani. Cucinano torte intessendole di incantesimi concatenati e sovrapposti, e mentre cucinano chiaccherano, concordano, manipolano, vivendo in costante comunicazione tra di loro.. la loro eccentrica sorellanza mi ha veramente affascinato!


Un plauso speciale per David e per il Nonno, uomini-cervo veri, che hanno davvero riabilitato la mia stima nei confronti del sesso maschile.
Consigliato, per un viaggio fantastico, tra l'emporio,
i boschi e una città, ma soprattutto fra i personaggi indimenticabili di questo libro.. buona lettura^^.



'Su questo veicolo c'è molta energia della tua famiglia -osservò, con forzata indifferenza.- Questo lo rende più sicuro, vista la velocità a cui viaggia?'
In realtà no -rispose Chiarlie- svoltando dal Memorial Drive sulla 14a Strada. -La maggior parte degli incantesimi serve a farla andare più in fretta.'



giugno 02, 2010

Boscastle: il mare, le pecore, la pietra e il Museo della Stregoneria. (Cornovaglia)


E' proprio un posto ideale per farci un paese, Boscastle in Cornovaglia: due colline verdi inondate di luce e di brugo violetto proteggono un torrente scintillante che corre verso l'oceano: c'è un sentiero piccolino che lo costeggia, nella piccola striscia di terra tra gli ultimi lembi di bosco fino alla fine della terra, perchè il piccolo fiume si getta dolce nel mare, aggirando gli scogli, creando un porto naturale.



Intorno al fiume ci sono case di pietra che non disturbano il respiro di Madre Natura, che si sente soffiare leggero nelle erbe basse delle scogliere, nel pelo arruffato di migliaia di pecore placide nei prati.. che si sente soffiare impetuoso nelle onde selvagge e nere dell Atlantico, boati che si fragono sulla roccia, rompendo quel silenzio di terra umida e di biancospini.

Tra queste case coperte di salsedine e fiori colorati, si nasconde una porticina rossa, con una scritta fatta a mano che dice 'The Museum of Witchcraft. Entrance'.
La testa si piega di lato, fissa la scritta, poi gli scarponi si muovono da soli: dentro.



Quasi non ci credi che un museo possa entrare in quel vecchio cottage, che la receptionist sia davvero una donna sorridente senza età, con i capelli più incastrati e più blu che io abbia mai visto, e che quel quadro con il calderone, che hai visto centinaia di volte sui libri, sia proprio lì. Sorridi.
La visita comincia.
Un Herbarium degno di tutta la mia ammirazione, colmo di vasetti, antiche etichette, simboli e date, fa da sfondo all ambientazione della stanza della Strega, intesa come Erbaria, Donna Saggia, Wise Woman.



Poi una scala, da salire un gradino alla volta, osservando centinaia di oggetti, immagini, racconti, fotografie originali appese alle pareti, fino a giungere alla stanza della Grande Madre, dove fortunatamente sono conservate antiche sculture di pietra dedicate alle Madri primitive, alla Hare, la Lepre Sacra, ruote dell Anno disegnate a mano, in legno e in pietra.


Poi oggetti appartenuti a persone speciali, tra i più svariati tipi di 'stregoneria': rabdomanti, Cunning man, Wise Woman (qui ho conosciuto la storia di Tammie Blee), fino a giungere alle rappresentazioni del Green Man, l'uomo Verde: sono rimasta veramente colpita da quante creazioni incantate siano state dedicate nella storia di Britannia a questa amatissima figura.
Purtroppo non ho altre immagini decenti per documentare, perchè l'atmosfera da 'grotta' del piccolo Museo non permette di scattare nitidamente, però se passate di là, tra Tintagel e i dolci pendiì della Cornovaglia, fermatevi a Boscastle, e buttate per un ora l'anima nelle profondità del Museo incantato, fosse anche per sentire, per un istante, le voci delle Donne Sagge che hanno popolato la Britannia.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...