febbraio 26, 2010

Vaniglia e Zucchero



Mi rendo conto che sembrerà un pò troppo elementare come ricetta, ma..
se infilate tre stecche di vaniglia,
magari appena incise con la punta di coltello,
nel barattolo dello zucchero
,
avrete
dopo tre settimane di riposo al buio,
lo zucchero vanigliato.


Dopo, volendo, si può fare a velo, frullandolo nel mixer.

Volete mettere un biscotto di frolla liscio e marroncino e uno invece spolverato con un leggero profumo di zucchero e vaniglia?
Volendo azzardare, anche una puntina di cannella..

Un bacio, belle Donne.

febbraio 25, 2010

'Le streghe di Montecchio' Le selvatiche sono sempre tra noi.

'Le streghe di Montecchio'
Le selvatiche sono sempre tra noi.

di * Pier Isa della Rupe *

Meravigliose storie,
leggende e forse fiabe
tramandate nei secoli nelle zone vicino al colle di Montecchio
nel Viterbese.
Questa collina fu ed è considerata luogo prescelto
dalle
creature chiamate 'Figlie della Luna',
Donne bellissime dagli immensi poteri,
e dalla conoscenza magica delle Erbe e degli Incanti,
che spesso incontrano, nel corso di mille anni,
la gente del paese vicino, dove l'autrice dimora attualmente.

E' una trasposizione di queste storie che sono antiche ma molto molto 'attuali', nonostante le ambientazioni piuttosto datate, narrata in modo davvero avvincente, tanto da inchiodare letteralmente il lettore al piccolo libretto scritto con carattere obsoleto, e fascinoso.
Personalmente ho tanto tanto amato la storia di Bianca e Andrea, che mi piacerebbe trascrivervi ma credo di dover chiedere prima all autrice.
Consigliatissimo.

Con il consenso dell autrice, ho riportato la leggenda qui

febbraio 22, 2010

I Guardiani dell Isola di Mull


Immagini mie, Isola di Mull, Scozia, 2009

febbraio 21, 2010

Glastonbury, il Giardino delle Erbe dell Abbazia


Detto così, vi aspetterete un gigantesco, curatissimo, esotico agglomerato di erbe particolari, ordinato all'inglese, di Erbe Officinali e Medicamentose.

Invece no.
Nella Sacra Ynys Witrin, nel parco perfetto dell' Abbazia piu antica d'Inghilterra, c'è un piccolo, disordinato, scalcinato, antico Giardino delle Erbe: un tempo curato di religiosi, ora credo da qualche nostalgico giardiniere che crede in quel piccolo angolo di ricordi.



Sarà che non lo annuncia nessun indicazione, sarà che è semi nascosto nel percorso normale di chi visita il parco dell Abbazia, sarà che da lì, fra le fronde delle Quercie secolari, si scorge il Tor accerchiato da nuvoloni neri.. ma non me lo aspettavo.
Prima di inoltrarsi tra i vialetti, si rimane affascinati da una panchina di vimini con le alzate a punta, sotto gli alberi. Chiudi gli occhi e ti immagini i vecchi abati seduti li al crepuscolo, negli abiti scuri, discutere sulle proprietà medicamentose delle erbe coltivate con amore e pazienza infinita, in quel clima così umido e verde, come muschio basso e vivido..




L'atmosfera è un pochino anomala. Pare un giardino non curato, così selvaggio, un pò stile cottage-garden, con la gramigna tra le officinali e fiori spontanei disseminati tra le erbe.
Eppure ogni Erba è lì, al suo posticino, piuttosto rigogliosa, anche se si vede subito che nessuno ha passato le giornate a togliere i rametti secchi o zappettare le aiole.
L'effetto è tutto un pò caotico, ma rassicurante, al tempo stesso.
E' proprio questa la caratteristica che mi ha fatto amare questo piccolo posto: quella sana possibilità data alla Natura di essere rigogliosa e di fare un pò quello che vuole, nel limite della possibilità di utilizzo delle erbe.
E' un ottimo compromesso.

Melissa

Inoltrandoci nei vialetti, scrutando fra le Erbe, ho fatto qualche foto. Sarebbero troppe da mettere, dalle Cicorie azzurre (le mie Erbe fiorite preferite) all Artemisia (oh! che pianta!), le Mente, i Timi, le Veroniche e perfino le mi amate Tintorie!



Rubia Tinctorum
(vedi anche qui)

Issopo

febbraio 17, 2010

Il Latte delle Fate d'Inverno

Fhrankee, 'Best Days'



Direttamente scopiazzata dal mio amato Tempietto, una ricetta speciale di due Donne Speciali sono ogni punto di vista: Elke e Violetta!

Ecco il latte delle Fate d'Inverno, una delle cose più buone al mondo!
Il suo profumo ricorda talmente tante cose che non riesco ad immaginare.. ed è talmente facile da preparare che è come.. respirare.

Se poi ci aggiungete due biscottini di frolla appena sfornati, e chiudete gli occhi e ascoltate..


Ingredienti

* una tazza di latte fresco
* mezza stecca di vaniglia

* mezza stecca di cannella

* un cucchiaino di zucchero o miele.

Preparazione

Tagliare per il lungo la mezza stecca di vaniglia, di modo che si apra bene e che si vedano i semini neri, ricchissimi d’aroma. Mettere in un pentolino il latte, insieme alla vaniglia e alla cannella, e portare ad ebollizione.
Poi spegnere il fuoco e lasciare riposare pochi minuti.


Versare il latte in una tazza, togliendo le spezie, e aggiungere lo zucchero oppure il miele, a seconda dei gusti.

Questa ricetta così semplice è in realtà un piccolo regalo per il cuore, perché il gusto di questo latte dolce è tanto buono da far dimenticare, per un momento, tutto ciò che ci circonda.

Ricetta di Elke e Viola di Nebbia

Fatemi sapere!

febbraio 05, 2010

E le Sacerdotesse divennero Streghe


Il Bosco è luogo che non si comprende mai fino in fondo: armonia di contraddizioni e leggende, di ribelli e di predatori, di fiori e uccelli variopinti. Si è al sicuro nel verde cupo della Selva, o al contrario si affonda nel pericolo della Natura Selvaggia?
L'atavica attrazione si mescola alla paura, fomentata da secoli di buio spirituale.
Ingestibilità.
L'ingestibilità è l'incapacità di governare, di nominare, di possedere, di condurre: l'ingestibilità è una frustrazione che manda gli umani fuori di testa.
Dalla preistoria fino forse, in rari casi, ai giorni nostri, la Foresta ha rappresentato nelle menti dei popoli la vita lussureggiante e caotica, il potere mistico, l'amore incondizionato della Terra. Ma spesso ha anche rappresentato, in luoghi e tempi diversi, la paura, il luogo prediletto per orrori e atti impuri, nefandezze e trasgressioni.
In realtà, in entrambi i casi, rappresenta il non-gestibile.
Questa termine può avere due connotazioni: non gestibile, non controllabile, quindi Divino, non gestibile, caos puro, quindi diabolico.
Due facce della stessa medaglia, come il Bene e il Male.
Uniti nell opposto.
Il Bosco si muove con leggi che non sono umane, dove gli ordini gridati dagli uomini non sortiscono alcun effetto, non reggono, tra il profumo degli ellebori mischiato al fondo del muschio, fra le ombre furtive delle lepri e il vociare delle cince: e tra i tronchi vecchi, caduti in putrefazione con le foglie bagnate, l'odore degli uccelli morti tra i funghi dopo il temporale, lasciano trasudare il balsamico profumo delle gemme e della resina.
L'uomo non conta.
L'unico suo potere di comandare il meccanismo è distruggerlo.
E questo lo ha capito molto presto.
Fuoco.
Il fuoco è servito agli umani a rimettere in 'ordine le Foreste'. come se le Foreste, se avessero bisogno di un ordine, non potessero fare da sole. E allora nel suo piccolo, tra l'ingovernabilità delle bacche avvelenate, dei canini insanguinati dei predatori, dall antica paura dell oscuro, l'uomo, nel suo piccolissimo, incendia e devasta.
Eh si, perchè il Bosco è tutto tranne il giardino di casa, con le aiolette con i cartellini, in cui crescono le violette su disegni geometrici e gli alberi vengono tenuti a bada con le forbici, e le malerbe vengono straziate dai veleni: nel Bosco invece possono prendere vita all improvviso semi quiescenti da secoli, svegliati da un fulmine che brucia la Terra in quel preciso punto, e dove crescono alberi e cespugli che tutto avvolgono e tutto prendono, ma che riescono a migliorare e ridare al mondo con tutta la loro potenza.
Tutto ciò ai popoli più antichi pareva meraviglioso: era il segreto di tutto ciò che si muove, la forza pulsante di ogni vita, di ogni pietra, di ogni vento che muove le fronde.
Fertilità e spiritualità, Nascita e Morte, Energia, luce, nutrimento, cura.
Ingovernabile quindi puro, perfetto, in ognuno dei suoi aspetti.

Fino ad un certo punto.
Ad un certo esatto punto della Storia la tendenza cambiò.

Si disse che il Divino era in cielo, e che sulla terra stava la perdizione, il peccato, il selvaggio.
La Terra divenne quanto di più lontano dal Divino.
Ingovernabile quindi Satanico.
E quel giorno il Bosco Sacro, unico luogo dove davvero si potevano ancora onorare gli Dei, non rinchiusi fra le mura erette dagli Uomini, il Bosco come Tempio (si vedano le etimologie germaniche e gotiche), vera isola di pura Energia si trasformò nelle menti plagiate dei popoli, nella Foresta Oscura, emblema del Caos, nel luogo del Demonio.

E le Sacerdotesse divennero Streghe.

E il Bosco allora si trasformò davvero.
Durante il buio medioevale la Foresta diventa il regno dei pazzi, dei criminali, dei reietti dai villaggi, degli assassini e delle donne scacciate dalle comunità. Ma soprattutto diventa il regno di chi non accetta. Di chi scappa dai regimi feudali e vuole la rivolta. Ribelli, prigionieri fuggiti, comunità organizzate per la liberazione dalla schiavitù (ricordiamo Robin Hood e la Foresta di Sherwood), popoli delle rivolte ai governi feudali dei Re e dei Papi incoscienti e feroci.
Queste creature così differenti dalla spaventata società succube, si unirono in molti luoghi delle Alpi e Prealpi ai popoli della montagna (da Michela Zucca, 'Matriarcato e Montagna'), formando comunità e villaggi che mantennero la loro indipendenza culturale e civile grazie alle Foreste che li isolavano.
Attraverso le Foreste di segnavano quindi i confini, geografici e antropologici: i missionari infatti non rischiavano la vita attraversando i Boschi remoti delle Alpi, che infatti protessero a lungo queste popolazioni, che riuscirono a mantenere per secoli l'Antica Religione, il matriarcato, e antichi segreti di vita montana che poco a poco stanno sparendo nella luce.
In queste culture vigevano infatti Religioni, Tradizioni, leggi e usanze diverse dal resto delle regioni europee, pur vicine, e spesso la Chiesa e gli Stati furono in netta contrapposizione con i valori e le abitudini di questi montanari.
Si racconta che molte persone dei villaggi comuni, durante il Medioevo, non riuscirono a reprimere il loro disagio per le imposizioni assurde della Chiesa, e tornarono nei Boschi per celebrare la propria Antica Religione, unendosi in questo ai popoli delle montagne. Forse la verità era proprio questa: per queste persone il Bosco rappresentava ancora la rinascita, la Vita pura e selvaggia che esplode di colori, suoni, profumi e danze di foglie e uccelli: un lento scorrere di tempo, stagione dopo stagione, luna dopo luna, ciclo dopo ciclo, senza imposizione umana.
Libertà pura.
Forse il Bosco rappresentava l'unico luogo dal quale si poteva fuggire il mondo buio di quel tempo, uscirne e risognare. Celebrare la Madre e danzare al fuoco dei falò, amare liberamente e non dover nascondere nulla agli Inquisitori, o semplicemente ai vicini, per poter sopravvivere.

-Ogni foresta vergine (...) crea un intenso, complesso e incredibilmente armonioso campo energetico. La cooperazione tra piante, batteri, funghi, insetti e uccelli, gli animali e le gerarchie spirituali, è così completa che ognuno ne può sentire i profondi effetti che sono fonte di meraviglie e di rispetto.-

Fred Hageneder, Lo Spirito degli Alberi.

febbraio 02, 2010

La Maledizione del Ramo d'Argento (by Lisa Tuttle, 'The Silver Bought')

'Doorways by Emmeline Wall' . From 'The Silver Bough' by Lisa Tuttle
img by Foxfires, 'Possibilium', QUOTED with 'Beyond Wonderland' by ME.

'Giudicavo inoltre l'interesse di Emmeline per le fiabe una bizzarria innocua e infantile di cui si sarebbe liberata ben presto.
Mia figlia, tuttavia, non se ne liberò mai.
Anzi, man mano che maturava, maturò anche la sua passione.
Desiderava mondi fatati come le altre ragazze della sua età desideravano un marito.
Non so perchè fosse così delusa dal nostro mondo, giacchè, mentre cresceva, feci del mio meglio per renderla felice e le diedi tutto ciò che voleva.
Ma non era mai abbastanza.
Bramava un innamorato misterioso che la portasse via dalla razza umana in un magico mondo soprannaturale dove tutto fosse possibile, e una notte
il suo desiderio più grande si realizzò.
Il suo desiderio più grande, più infantile, più impossibile.

da 'Ricordi', di Alexander Wall.
'La Maledizione del Ramo d'Argento', Lisa Tuttle.

Non so dire quante cose accadano in questo libro, e quante di queste siano storie magiche, o semplicemente normali, e quanto queste siano correlate alla mitologia celtica, dichiaratamente, o velatamente.
Vi è la 'Portatrice della Mela (Afrodite, o le Esperidi..), la Mela magica, i riti antichi della tradizione, vi è la Fanciulla, la Madre e l'Incantatrice, vi è la purezza della storia di 'Pelle di Foca, pelle di Anima', vi sono le Nozze Sacre, e perfino Sirene e Kelpies, e abitanti antiche del piccolo popolo..
Non so dire di quanti personaggi mi sia appassionata nella lettura, Emmanuelle sopra tutti, di quanti ne abbia seguito il profilo, le azioni e i pensieri, le paure e le gioie.
Non ricordo nemmeno quanti dei luoghi di quest'Isola sperduta nella Scozia dell ovest, abbiano colpito il mio immaginario, fino a vederli lì, davanti ai miei occhi, ripensarli poi a libro chiuso, sognandoli e cercandoli con lo sguardo camminando per strada.
Ho veramente amato molto questo romanzo, anzi, per meglio dire, l'ho amato forse esageratamente, fino ad un certo punto, dove l'aspettativa si è un pochino ridimensionata.
Esattamente quando la scrittrice, o forse la frana, rendono isola la penisola, molti passi confondono: la sua bellezza cerca il fantastico, l'Oltremondo, e la fa continuamente, in due modi differenti.
Tra passaggi sussurrati e lievi che offrono 'Doorways' per attraversare i veli sottili che li separano, portandoci Altrove con una dolcezza infinita, per poi riportarci lentamente al nostro Mondo, ci sono strappi, brevi passaggi più surreali che fantastici, o fantasy. A mio personalissimo parere un pò forzati, un pò surreali, forse troppo. Eppure la signora Tuttle, alla quale va tutta la mia stima, ha scritto un racconto a due mani con uno dei miei 'mostri sacri' del fantasy, Martin, maestro nella mescola del medioevale e del fantasy, che armonizzano incrediblmente, fondendosi tra loro come 'pieghe di una coperta', per citare la Bradley.
Ecco però, se dovessi consigliarlo, mi sentirei davvero di consigliarlo a tutte voi, col il cuore, è magicamente meraviglioso, è una di quelle storie talmente belle e piene che è una pazzia perdersela accoccolate sotto le coperte nelle notti d'autunno..



'E' saltata in mare. Qualcuno l'ha vista, è accaduto sul lato della strada, vicino a quelle grosse rocce. Il terreno è molto sassoso laggiù e l'acqua non è molto profonda. Se fosse morta, avrebbero rinvenuto il cadavere, ma non l'hanno rinvenuto. non l'ha mai recuperato nessuno. Credo che alla fine se ne sia andata.
Credo che abbia trovato la via del ritorno.'

'La Maledizione del Ramo d'Argento', Lisa Tuttle.


img by Foxfires, 'Possibilium', QUOTE by ME.

febbraio 01, 2010

Arnica montana


ARNICA

Arnica montana

Fino all’anno scorso conoscevo l'esistenza di questa pianta ma certamente non le doti, e fu proprio nel periodo di Samhain di un anno fa che un ostetrica dell’ospedale dove ero ricoverata, la sera tardi, dopo il mio parto (decisamente traumatico) mi fece ingoiare quasi senza una parola quelle compressine minuscole. Non mi sono fatta tante domande al momento, ogni cosa andava bene per riprendermi.

Poi la mattina quella signora dai capelli cortissimi e il sorriso dolce si è seduta sul mio letto e mi ha parlato dell’arnica, che ha usato anche come gel per medicarmi le ferite. Lei viene dall’Alto Adige, dove dalla notte dei tempi ci si è curati con quest’erba. Mi ha parlato della sua rarità ormai, e dei suoi effetti. Per questo ho raccolto ciò che sapevo su questa pianta e lo riporto qui, un omaggio all’erba magica e alla mia salvatrice saggia...


Molti sono i nomi, prima ancora degli usi, di questa pianta spontanea perenne che cresce principalmente nei prati montani non concimati, come quelli alpini e degli appennini settentrionali. E' possibile però vederla anche in boschi non troppo ombrosi, poichè per crescere ha bisogno sostanzialmente di terra non ingrassata e luce.
Il nome vero è Arnica Montana (Doronicum oppositifolium Lem., Doronicum arnica Desf.), nome che par provenire dal greco 'ptarmikos', allusione alla sua capacità di far starnutire. Per questo in alcuni dialetti di chiama 'Starnudela'. In zone anglofone si chiama Leopard's Bane.. ma in Italia viene spesso viene nominata in modi diversi a seconda della zona e degli usi che nel tempo sono stati tramandati: Betonica di monte, Tabacco di montagna, Fiore di San Giovanni, perfino Radice di Tuono e China dei poveri, sono solo alcune di queste denominazioni.

In molte parti d'Europa, ma anche in zone italiane come la Valsesia, l'arnica è considerata tra i “Fiori di San Giovanni”, insieme al ribes, all'artemisia, alla verbena e all'erica, tutte erbe benefiche per la cura e la protezione delle baite e degli animali in montagna. Queste piante, nella notte dei fuochi di San Giovanni, il 24 giugno, appena dopo il solstizio d'estate, venivano portate dai pastori per essere benedette in chiesa dopo l'accensione dei falò notturni, di buon auspicio per l'estate.

Le foglie di questa pianta sono quasi vellutate, perchè coperte di una fine peluria, una lanugine, mentre i fiori possono assomigliare alle margherite, ma di colore giallo o giallo aranciato, che fioriscono da maggio a luglio. In Italia è considerata specie protetta, secondo la direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Nell’allegato V di questa direttiva, infatti, si trova l'Arnica montana tra le “Specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione”, proprio perchè in alcune zone fu letteralmente decimata nei pochi pascoli presenti, fino a scomparire. Cause principali sono il turismo di massa e l'agricoltura intensiva, che non lascia più spazio ai prati spontanei dove cresce l'Arnica.

Prima di cominciare a conoscere le proprietà curative di questa pianta, che per moltissimo tempo fu considerata "la panacea dei caduti", miracoloso rimedio a tanti problemi di diversa natura (soprattutto traumatica), una curiosità: essa veniva usata spesso in alternativa al tabacco, fiutata e fumata nelle zone di montagna da boscaioli e bracconieri. In alcune zone dell’alta Savoia, si dice invece che la tintura, portata addosso, possa togliere l'abitudine a fumare. E' incredibile come le piante possano essere guidate da “intenti” contrastanti, opposti, a seconda delle dosi o dai modi di impiego… cura e veleno al tempo stesso.

Ma veniamo alle sue immense proprietà, tanto da essere riconosciuta come uno dei rimedi fondamentali dell’omeopatia. I suoi effetti principali sono sugli infortuni, distorsioni, traumi, botte, lividi. Premetto a tutti i benefici, tuttavia, che questa pianta è considerata un 'veleno', se usata per uso interno in dosi massicce, come vedremo meglio più avanti, e con questa stessa dicitura la tintura madre va riposta negli scaffali delle erboristerie.
Dalle mie parti (e in tutte le Alpi in genere, dal Piemonte al Friuli) l'uso più semplice e popolare che si fece in passato di questa pianta è quello della grappa d'Arnica, elemento decisivo nelle operazioni di soccorso alpino quando i volontari trovavano e rifocillavano scalatori caduti, traumatizzati, con botte e contusioni.

Oltre ad essere il rimedio per i “traumi di vario genere” (possano questi essere incidenti, fratture, shock, anche psicologici, strappi, ecc.), è utilizzata perfino per la cura delle corde vocali, e soprattutto dei disturbi di circolazione, punture d'insetti e acne.
Viene usata anche per i casi di reumatismo e artrite, poiché accelera i processi di guarigione. La sua azione è fondamentalmente sedativa, e agisce sul sistema nervoso centrale.

I principi attivi responsabili sono l'arnicina, alcaloidi e resinoidi, e sono in grado di 'risolvere' infiammazioni di vario genere, causate appunto da eventi traumatizzanti. Sono contenuti in quest’erba “miracolosa” in quasi tutta la pianta: nelle foglie, nei rizomi, ma soprattutto nei capolini di arnica, raccolti in piena fioritura e messi in vasi di vetro appesi al sole per tutta l'estate, quando viene prodotto l'estratto. Vengono altrimenti usati, come dicevamo prima, in soluzioni alcoliche come la grappa, anche da frizionare sulle aree contuse. Il rizoma si può raccogliere invece dalla fine dell’estate all’inizio della primavera, prima del risveglio.
Per le contusioni o i traumi viene di solito usata in forma di gel, derivato dalla tintura madre diluita. Poiché la molecola attiva è piuttosto grossa e fatica a penetrare i tessuti, è bene utilizzare gel al 15%, meglio al 30%, ma solo in caso di traumi “forti”.
Si può usare però anche la tintura diluita (con almeno quattro parti di acqua), imbevendo le garze e posandole sulla slogatura o la contusione, ma le garze vanno cambiate spesso e tolte non appena si vedano irritazioni.

Si può impiegare anche preparando un infuso per fare i gargarismi, in caso di infiammazioni alla gola o alla bocca, ma è importante che la sostanza non venga a contatto con ferite aperte, poiché risulta tossica, addirittura accentuando i sintomi, quasi un effetto contrario alle sue doti curative.
Si dice che Goethe era solito bere un tè di Arnica per i problemi vascolari gravi dai quali era affetto, ma ora si sconsiglia l'uso interno quasi in tutti i casi, perchè lievi errori nei dosaggi possono dare effetti collaterali gravi, soprattutto se usato in modo continuativo e costante. Usata all’interno del corpo, infatti, può provocare nausea, vomito, perfino allucinazioni. Invece è molto efficace l'estratto dei fiori nel miele, come rimedio per l'acne.
Non appena applicata, l'arnica genera calore e spesso rossore della zona di contatto. Viene usata anche per il torcicollo, nel massaggio, sotto forma di gel oppure con olio di oliva in cui sono stati fatti macerare i fiori.

Pubblicato anche qui: Il Tempio della Ninfa

Articolo scritto dalla Zia Artemisia. E' vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso dell'autrice e senza citare la fonte.
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