settembre 14, 2009

Glastonbury Tor



Il Tor è un luogo talmente luminoso nel suo profondo, che anche chi non vuole e non riesce, non può evitare di sentire che 'c'è qualcosa' di forte e potente, in questa collina e tutto attorno.

Ti avvicini a Glastonbury con la macchinina, guidando a rovescio sulle stradine contorte del Somerset. Cespugli, vacche, casine di pietra, alberi e fiori colorati, campi infiniti di verdi differenti che si susseguono lentamente sui dolcissimi pendii, colline delicate, che si alzano appena sulla spianata di prati.
Poi ad un certo punto, tra il sali scendi della carreggiata, ti prende qualcosa alla gola.






Ti è parso un pò una visione, invece l'hai visto proprio, di sfuggita, l'ultima curva, là a sinistra. Lo indichi col ditino ai presenti, ma non serve a molto, perchè è come se nella campagna apparisse qualcosa di luminoso, violentemente luminoso. Impossibile non vederlo, impossibile non percepirne già, da miglia di distanza, il potere.
E' un colle piccino, quasi tondeggiante, che emerge come un isola.. si proprio la prima impressione che hai è che è un isola, dai prati del Somerset. E la Torre sopra no, non la puoi confondere, con tutte le volte che te la sei immaginata nelle descrizioni degli scrittori e nelle immagini che hai intravisto. Rimani lì un pò così.
Soltanto non vedi l'ora di arrivarci.
E poi ci arrivi davvero.
Attraversi la 'variopinta' cittadina di Glastonbury, guardi mentre passi l'Abbazia, perchè è immensa e grigia tra il verde assurdamente verde, ma il tuo cuore è già lassù, dove c'è la Torre.
La macchina si ferma in basso, nei pressi dei giardini del Chalice Well, ai sui piedi tondeggianti, coperti di alberi e cespugli.
Resti a fissarlo dal basso qualche istante.
Un piccolo sogno che si avvera...
Nella mia vita ho letto tanti libri che ne parlavano, che lo descrivevano, che lo spiegavano. Eppure essere lì è diverso.
Il verde dell erba che si muove con il vento, sui contorni indefiniti della collina (da sopra non si capisce proprio la conformazione del luogo, ciò che hai davanti è già piuttosto appagante.. la campagna, i verdi che si mischiano tra le casine di pietra e i ruscelli argentati..), e la totale assenza di alberi lassopra. E' piuttosto anomalo, ma non ce ne sono. In compenso una piccola mandria delle mie adorate bovine pascola placida sotto la pioggerellina leggera. Inutile dirvi che il mio ego ha creduto fortemente che fossero lì, in quel momento e in quel luogo, perchè le amo così tanto, perchè nei loro occhi vedo una pace così assoluta che mi riporta 'apposto' con il mondo.
Ho letto che molti turisti animati forse da una maggior consapevolezza e conoscenza spirituale del Tor, saliti sul colle hanno percepito che la Torre (il Campanile) è una presenza ingombrante, inutile e rovinosa, nella misticità pura di quel luogo Sacro. Invece io l'ho amata, eccome. Sarà forse perchè una bella bovina si grattava il muso sulle sue pietre scure e bagnate, ma io una collocazione, lì, in quel punto, l'ho giustificata.
So che secondo l'antica religione la Dea e il Dio non venivano celebrati in luoghi costruiti dalle mani dell' uomo, e che quindi quell'artificio, lì così, non ha molto senso, eppure secondo me il suo significato ce l'ha.
Prima cosa: il terremoto ha abbattuto la Cappella, ma la Torre no. Se qualche forza potente ha davvero voluto abbattere la Chiesa, con facilità avrebbe potuto abbattere anche quella. ..invece no, lei è rimasta su...
Secondo: è buca. Non ha tetto, e quindi la luce e la pioggia entrano sul suo pavimento dal cielo nero sopra le nostre teste. Evidentemente mi sbagliavo, ma l'ho sempre immaginata serrata, magari con un bel portone austero che la chiudeva agli occhi blasfemi dei new-agers che salivano sul colle per celebrare la Dea.. invece no, è aperta, e dentro non c'è nulla. E' aperta su due lati, e se ci entri è come se il vento impietoso fosse esattamente lì convogliato. Tradotto: tira un vento pazzesco, che quasi non stai in piedi. Io che pure adoro il vento l'ho dovuto giudicare perfino un tantino troppo forte per essere sopportato.
Queste due piccole incongruenze tra quello che immaginavo e la realtà, ma l'hanno fatta amare. Si dice che la linea di Energia che arriva da Stonehenge fino al Glastonbury Tor, passi esattamente tra le due aperture, esattamente in direzione del vento che la trapassa come un fascio di aghi.
E' una sensazione inaspettata e fortissima, trovarsi in mezzo a quella corrente. Travolgente.
Poi pensi alla famosa caverna che dovrebbe trovarsi all interno del Tor, e allora realizzi. E ti viene spontaneo un -Qui!- ..che se c'è stato e c'è un ingresso segreto alle profondità di quel colle così incantato, allora l'ingresso non può essere che lì. E allora senti quasi sprofondare la terra sotto i piedi, come se cadessi in un buco, un pozzo, un tunnel che ti porta in basso, nella caverna originaria, dove la luce dell Omphalos e la Tessitrice ti aspetteranno per condurti fra i Mondi.. Manca quasi l'aria, si chiudono gli occhi. Respiri.. Sensazioni, giuro, mai provate nella mia vita intera.

Ma torniamo alla visita.
Due sono i sentieri che conducono alla cima del Tor, e quello a spirale era una mare di fango quando siamo arrivati noi, quindi abbiamo preso la via più breve. Una salita di qualche minuto, dolce, attraversando il piccolo boschetto dove vivono coloro che secondo la leggenda annunciavano l'incipit del cammino iniziatico sul Tor: Gog e Magog, le due Querce millenarie, contorte e nodose, i guardiani Sacri. Si dice che loro erano le prime due creature del Viale di Querce che anticamente conduceva alla cima.
Affianco alle due Querce ci sono gli Holy Thorn, gli alberi di spine che derivano da tralci di quello più famoso, portato da Giuseppe d' Arimatea e che ora sta nel parco dell'Abbazia. Non li avevo mai visti, le loro bacche rosse richiamavano gli uccelli e i loro rametti, spinosi, ricordano il biancospino.
Tutt' intorno, una volta arrivati in cima, c'è un paesaggio particolare, visto da lassù. Sembra davvero un mare. Un mare di verde e scogli di sassi e di alberi, che ondeggia lentamente sotto i tuoi occhi. E ti senti su un isola, tra la nebbiolina al disotto e la pioggia di sopra. E' una sensazione che riempie, che isola, ma allo stesso tempo che scuote, che smuove. Un Energia pronfonda, forse un poco autosuggestiva, di empatia con il mondo, con tutto ciò che è, nel bene e nel male, nella luce e nell oscurità. Ti senti lì, al centro del mondo, tu da sola e il vento che ti scuote ogni brandello, parte di tutto.
E se senti un corvo che grida, allora chiudi gli occhi e quasi non ci credi di essere lì..

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