luglio 07, 2009

Donne Selvatiche di Claudio Risè e Moidi Paregger

Donne Selvatiche

di Claudio Risè e Moidi Paregger

Attraverso i racconti delle leggende delle Salighe, gli esseri luminosi delle foreste del Tirolo, i due autori ci parlano di della Donna Selvatica dentro di noi e del suo modo di agire.
Il libro è semplicemente meraviglioso. I racconti, trovati in varie zone delle Alpi (Trenitino, Bavaria, Svizzera etc) narrano le storie delle Salighe, che ho identificato come creature luminose della foresta, sagge e bellissime, che vivono nelle grotte e nelle rocce delle montagne, e spesso scendono dai contandini per prestare il loro aiuto, per unirsi a loro e per portare il loro consiglio sui ritmi della natura e della semina. Questi racconti mi hanno.. stregata, letteramente. Avevo sentito parlare di queste creature numinose, ma la grande quantità di piccoli racconti, delucidazioni degli autori, interpretazioni dei loro comportamenti, ad opera degli stessi, mi hanno 'aperto un mondo' come si usa dire.
Mi sono sentita così 'vicina' a queste donne (sarà che sono nata sulle Alpi e che molti dei miei istinti sono simili a quelli che si narra appartenessero a queste donne, che mi sono quasi subito 'ritrovata' nelle descrizioni e nei comportamenti). Ho capito, quasi alle prime parole del libro, che era anche la mia energia, ''forza e mistero del femminile'' anche se solo una delle 'strade' che mi immagino ognuna di noi compia, per avvicinarsi alla luce della Dea e al suo potere.
Da dove partire? Allora, ci sono due o tre concetti fondamentali che piu di altri mi hanno fatto pensare per giorni interi su quello che siamo.. 'diventati', rispetto alla purezza, alla fecondità e al vivere di queste creature.
La prima cosa che volevo riportarvi è il concetto di amore per gli animali che le Salighe mostrano ai cacciatori e ai contadini. Esse stesse allevano camosci per berne il latte, ma proteggono gli animali del bosco dai cacciatori di frodo, da coloro che cacciano indiscriminatamente le mamme e i piccoli: si pongono fisicamente a protezione degli animali indifesi: al che il predatore, sconvolto dalla loro stessa presenza e dal timore, lasciano la preda.Le Salighe proteggono gli animali perchè gli animali sono l'istinto. Sono la parte istintuale che stiamo perdendo (lo dimostrano certe fobie verso specie animali) a favore del raziocinio, strumento piuttosto distante dalle Nostre. Ciò è quanto piu distante dal LUMEN NATURAE che le Salighe rappresentano. Equilibrio. e Istinto.
Un concetto che non conoscevo: Empatia: cioè la capacità di 'sentire' in relazione agli altri. Anche questo è 'qualcosa' che stiamo perdendo. Lo rappresenta l'orrore che un uomo può fare ad un altro : i campi di concentramento. Secondo gli autori: 'l'orrore scaturisce dal rifiuto da parte degli assassini, di immaginarsi al posto delle vittime'. In pratica, la mancanza di quel sentimento comune della vita.
Un altra cosa che mi ha rapito è la capacità di conoscere e prevedere il tempo, poichè sempre attente al cielo, ai suoi mutamenti. E di conseguenza, preziose per le coltivazioni: insegnavano quanto seminare ai contadini, quando falciare etc. Questo, secondo gli autori, sarebbe un istinto di conservazione della saggezza dell uomo, che noi come 'società' stiamo perdendo. Non raccontiamo piu fiabe e leggende ai nostri piccoli, perchè troviamo comodo appostarli davanti all televisione. Così però si accumulano soltanto nozioni spesso inutili e una marea di scemenze che inviteranno questi bimbi ad occuparsi di queste, invece di conoscere i ritmi della terra e le leggende dove la saggezza mette sempre 'a posto' le cose.
Stra-consigliato.



Recensione pubblicata anche qui: http://www.tempiodellaninfa.net

Ortica - Erba Brucia Urtica dioica, Urtica urens



Erba Brucia
Urtica dioica, Urtica urens

Nomi: (Dialettali Italiani) Ortiga, Erba brucia, Vendetta delle suocere, Garganella, Ardica.
(Tedesco) Nessel. (Inglese): Nettle, Cool faugh, Devil's claw, Devil's plaything. (Gaelico): Neanntóg

"Non l'ho sognata, eppure l'ho trovata sul mio cammino. Le foglie e il gambo irritano la pelle e la bocca; è oscura, tenace, strisciante, si propaga con silente calma, si fissa e si fa avvolgente. Tya lascia il segno."
Tya - Ortica (da Piante di energia, Haria, Rupe Mutevole Edizioni, 2005)



Erba Brucia

L'ortica è un’erba spontanea infestante, che spesso, nelle passeggiate, evitiamo accuratamente. Appartiene alla famiglia delle Urticacee (come un altra selvatica, la Parietaria, che vive tra le crepe dei muri). Il suo nome deriva dal latino "urere": bruciare, irritare. La nota causa di ciò è la riposta della pelle al contatto con l'erba, ovvero quando, toccandola, spezziamo inavvertitamente le sottili spine cave che ricoprono quasi interamente la pianta. Queste contengono l'acido formico, irritante della pelle. In realtà le anziane insegnano che si possono tranquillamente cogliere le ortiche prendendole da sotto una coppia di foglie, dal basso verso l'alto, senza provare bruciore. Ha sempre attirato la mia attenzione, e il materiale che ho collezionato negli anni sul suo conto nella maggior parte si è perso. Ma ciò che mi è rimasto impresso, ogni anno, ad ogni passeggiata e quindi ad ogni incontro con quest’erba, è la sua potenza, il suo verde così forte e splendente, eppur sfumato d'argento, la sua tenacia (come dice Tya) nel crescere tra le crepe dei muri o lungo i sentieri della campagna, la sua forza oscura nel pungere e nel guarire, nel bruciare e nel curare, nel ferire e nel proteggere.
Duplice, e ugualmente efficiente in entrambi i lati della sua dicotomia.

Storia

Molti popoli conobbero l'ortica e non ebbero per lei alcun odio o rancore, nonostante la sua potente azione, fastidiosa e dolorosa al contatto. Non scoraggiandosi al primo impatto, impararono a conoscerla davvero. E questa pianta si rivelò una fonte di doti inesauribile.
Le differenti culture, nei secoli, le attribuirono usanze, storie e simbologie: prima fra tutte fu quella della fecondità maschile, nel senso più ampio possibile, riferita quindi al Dio, all’Uomo Verde, al Grande Cervo che cerca la sua sposa in tempo di primavera, a Beltane. Dai Greci che se cibavano, e ne mangiavano anche i semi per incrementare la prestanza sessuale, il suo messaggio di rinascita e fertilità fu ampiamente intuito anche dalle popolazioni Celtiche, dove l'ortica venne considerata ingrediente fondamentale della zuppa di primavera, come simbolo della mascolinità naturale, dell’Uomo Verde che portava il suo dono di fertilità alla Terra all’inizio della metà Luminosa dell’anno.
Narra la leggenda che presso gli antichi Sassoni l'ortica fu associata a Thor, il dio del Tuono: si dice che posando le ortiche sul tetto della casa prima del temporale, questi popoli indirizzassero i fulmini verso la terra e non sulla propria abitazione.
Altri popoli coniarono nuovi utilizzi per quest’erba: fu bevanda alcolica per i Francesi, fu medicamento per l'artrosi nelle mie valli Orobie, In Francia veniva utilizzata per ricavarne un alcool simile a quello etilico, e ancora nel bergamasco si usava mettere le mani nelle ortiche per combattere l'artrosi, e per eliminare le scorie del sangue e combattere le patologie renali e artritiche. E' un tonico naturale ricco di vitamine, A e C in particolare.
Già nel 1653, il noto erborista Culpepper scrisse che mangiare ortiche portava letteralmente via l'accumulo di liquidi invernali dei corpi, associando quindi questa pianta con la primavera.
L'ortica fu usata dai preistorici come fibra vegetale per confezionare tessuti: il nome anglofono Nettle, infatti, si riferisce al tessuto fatto con le fibre d'ortica, largamente utilizzato nel Nord Europa prima ancora dell'uso diffuso della lana e del cotone. Anche in Germania si ricavarono fibre tessili, usate in Europa durante la prima guerra mondiale.
Ancora ai nostri giorni alcune popolazioni della Siberia, lasciano crescere l’ortica intorno alle loro abitazioni per ricavarne fibre tessili che forniscono una speciale tela verde, solida e dura, praticamente indistruttibile.
Per i vecchi Piemontesi fu segno di protezione; portata in un piccolo mazzetto nelle tasche proteggeva dal male e gettata sulle braci ardenti in Sud Tirolo preservava la casa dal temporale.
La simbologia dell’ortica trova terreno fertile anche in Scozia, dove un tempo si pensava che essa crescesse sul sangue dei morti, e sempre in Inghilterra veniva considerata il simbolo della presenza di creature soprannaturali, che venivano protette dagli aculei della pianta.

Invece di goderne le doti e i poteri, altri popoli e altre culture utilizzarono quest’erba per singolari scopi e differenti simbologie: la definirono “maligna” e concepirono un suo uso come strumento di purificazione e punizione a partire dai Romani fino a metà dell’Ottocento, attraversando il Medioevo con le auto-flagellazioni dei monaci. Mille anni di fustigazioni e auto-flagellazioni fatti con questa pianta, che poteva assumere ben altre funzioni, come quella alimentare, essendo un tonico ricco di vitamine che avrebbe potuto salvare molte persone dalle malattie dovute a carenze di queste molecole fondamentali.

La Pianta

L'ortica è una pianta infestante perenne, comune in tutti i terreni, specialmente in quelli ricchi di azoto e humus naturale. Cresce soprattutto negli incolti e tra i ruderi abbandonati, sui sentieri boschivi o sui sassi delle stradine di campagna e città. Cresce fino alla alta montagna e ha radici striscianti e ramificate, il fusto eretto e rigido, contenente silice, alto fino ad un metro e mezzo, semplice con foglie opposte, stipolate, ovali, a cuore, dal margine dentellato e pelose. I fiori, bianchi o rosa, compaiono in spighette all’ascella delle foglie.

Vengono utilizzate le foglie giovani come alimento, durante tutto l'anno, le radici preferibilmente in autunno quando sono colme di sostanze nutritive (vanno fatte essiccare all’ombra come tutte le altre radici, in fretta e in un luogo ventilato)

Usi

Gli utilizzi dell’ortica sono moltissimi. Cito soltanto quelli che conosco, ma sono convinta che molto ancora si celi in questa pianta miracolosamente utile all’uomo, alle piante stesse e agli animali. Eccone alcuni:

*Alimento

Nel nostro tempo le cimette giovani delle ortiche vengono ancora utilizzate in cucina: vanno sempre cotte (il procedimento è simile a quello degli spinaci) per preparare ravioli, risotti, gnocchi, frittate, specialmente nel tempo che intercorre tra Beltane e il Solstizio.
Ottimo è il risotto, che si fa semplicemente aggiungendo al soffritto l'ortica, proseguendo come un normale risotto per il resto della cottura. Sono meravigliose anche le frittelle, soprattutto con le cimette giovani, e la frittata con altre verdure selvatiche, tipica della zona della Brianza. E' un ottimo ricostituente e rimineralizzante, ricco di sali minerali come potessio e calcio, vitamine e proteine.


*Alimento: Foraggio

Come racconta la studiosa di biodinamica Maria Thun, i contadini sminuzzavano le ortiche in piccole parti per nutrire gli animali da cortile troppo piccoli per mangiare le granaglie, ma spesso aggiungevano la stessa erba anche al foraggio di tutti gli animali in stalla, incrementando così il valore nutritivo del fieno, aggiungendo una buona dose di proteine, vitamine, enzimi e sali minerali.

*Cure

L’ortica ha molteplici proprietà, raggruppabili in: diuretiche, depurative, antiemorragiche, antireumatiche e antinfiammatorie. E' davvero uno stimolante naturale, utile per aiutare la depurazione dell’organismo, soprattutto a livello epatico. Per questo veniva inserita nella varie zuppe primaverili, necessaria per stimolare la ripresa del corpo dopo i rigori invernali. Viene utilizzata anche nelle cure dei sintomi influenzali, nel periodo premestruale e, comunque, negli stati di convalescenza.

Viene preparata come infuso, decotto, pomata e tintura. Quest’ultima viene impiegata per punture d'insetti, emorragie, distorsioni, lesioni della cute e persino per l'acne.

Un uso singolare di questa pianta è associato alla cura delle allergie, soprattutto la febbre da fieno, mentre il succo viene attualmente mischiato al miele nelle preparazioni contro la bronchite e l'asma.

*Cosmesi

Noto antiforfora naturale, l'ortica viene utilizzata per risciacqui ai capelli ed anche per renderli lucidi; ma soprattutto per l'acne, come decotto o pomata, e per le pelli grasse.

*Tessuto

Abbiamo già citato l'utilizzo nella storia delle fibre di ortica per confezionare vestiti, manca ora di citarne le doti. Le fibre sono di due tipi: quelle grossolane, usate per produrre sacchi e tele, e quelle più lunghe e preziose, usate per confezionare stoffe e lenzuola, tovaglie e abiti. Entrambe hanno estrema resistenza all’usura e aspetto meraviglioso, sono morbide e ricercate, lucenti e pregiate. E' da sottolineare che la struttura delle fibre, cave all’interno, garantisce l'isolamento termico in inverno, riempiendosi d'aria. La stessa proprietà muta in estate, quando le fibre si assottigliano riducendo proprio l'isolamento termico e garantendo la traspirazione.

*Tintura

La tintura avviene con la pianta intera, fresca o essiccata, per colorare lana, cotone e seta. Si usa il bagnocolore con mezzo chilo di ortica in 5 litri d'acqua piovana per un etto di lana circa, che deve bollire lentamente per almeno un’ora. Il verde che ne deriva (la pianta è ricchissima in clorofilla), può variare a seconda dell’uso del mordente (allume di potassio, cremortartaro, ferro) dal salvia al verde pisello. Le tonalità sono sempre verde chiaro.

*Fertilizzante

Dalle ortiche si ricava un ottimo fertilizzante, ottenuto facendo macerare le piante fresche in acqua piovana per qualche settimana. Questo va diluito molto, poiché estremamente ricco di azoto. Si sparge alla base delle piante e degli arbusti, ma anche nei vasi. E' importante non esagerare con la fertilizzazione perchè è piuttosto potente e, usata male, può danneggiare la coltivazione.
Le foglie fresche funzionano da barriera antimosche. Il macerato può essere utilizzato anche come integratore per i composti di foglie, accelerando così i processi di decomposizione.

Piccolo rito per la crescita delle piante

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luglio 06, 2009

Piccolo rito per la crescita delle piante



Il tempo di Beltane è quello migliore per compiere questo piccolissimo rituale, che porta con sé una piccola magia di intimità con se stessi e con le creature vegetali che ci circondano, almeno ai miei occhi.
Raccogliere in un contenitore grande di terracotta, di ceramica o di legno, molta acqua piovana. Raccogliere anche, tagliandole alla base con un coltello, un mazzo di ortiche, lontano dalla strada. Bisogna ricordare di prendere soltanto un paio di rami da ogni cespuglio, per non distruggere le selvatiche.

Tagliuzzare l'erba con il coltello, fusti e foglie, e riempire il secchio, coprendo le piante completamente con l’acqua piovana. Girare frequentemente il macerato con un bastone di legno, più volte al giorno, per due settimane. Terminata la fermentazione il potente liquido diventerà scuro e fermo, ad altissima azione concimante. Se aggiungete al macerato anche un infuso di coda cavallina, proteggerà naturalmente anche le piante dagli insetti nocivi.

Se la luna è calante, allora è il giorno del rito. Preparare un bell’innaffiatoio, riempiendolo con il macerato diluito uno a venti. Accendete un piccolo braciere sotto l’albero a voi più caro e gettatevi le erbe secche profumate, come la lavanda, o il biancospino, o quelle che sentite più vicine a voi. Ora annaffiate lentamente tutte le piante, girando intorno ad ognuna con l'innaffiatoio che getta il liquido verdastro, più volte, formando con il getto d'acqua una spirale che coincida pressappoco con le radici immaginate dell’albero. È un rito lungo e lento, solitario e silenzioso, da fare più volte a stagione, soprattutto in primavera e in estate.
Amo la bellezza e l' intimità che si stabilisce fra chi compie il gesto e la pianta stessa, sulla quale ci si concentra e sulla quale si cerca di comunicare… una per una… e avvolte in molteplici spirali di liquido prodigioso, non tarderanno a ringraziarvi con la loro bellezza viva.

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Le Ninfe Arboree, le Driadi


Creature meravigliose, Anime di Alberi antichi.
Talvolta sembrano lasciare la loro casa eterna, sotto la corteccia degli Alberi del Bosco, e appaiono un istante agli occhi degli umani, palesandosi a chi sa vedere al di là del Velo.
E in quell esatto momento possono sembrare bagliori di luce soffusi e dorati, o bellissime donne danzanti, candide e eteree, Signore dagli abiti silvestri, come nei racconti e nelle leggende.
Sono Driadi, le Guardiane di ogni singolo Albero, unite nell essere Anima di Bosco: molte, ognuna Custode della propria pianta, Unite per essere Una. Sono lo Spirito selvaggio che protegge ogni singola creatura arborea e la sua specie, le sue peculiarità, il suo genio e la sua forza, e tutte insieme, protettrici del Bosco.
Forse sono proprio loro quelle auree luminose che si avvertono quando ci si avvicina ai tronchi secolari, quel fremito di energia vitale, quel soffio di pura forza che scuote tutto il corpo abbracciato alla corteccia. Forse davvero le Ninfe arboree sono lì, pulsanti e presenti, talvolta tenere nei confronti di chi osa avvicinarsi, spesso invece incollerite, respingono le anime che non gradiscono.

E tu che ci provi, tu che ti avvicini incantato a loro, puoi avvertire il loro stato d'animo nei tuoi confronti, la loro singola diversità, a volte la loro comunanza di specie. La loro avversione o paura, ma piu spesso la loro potenza e l'equilibrio di chi ha visto ogni cosa e conosce il mondo da prima degli uomini.

In effetti sensazioni empaticamente non dissimili possono cogliere chi cerca di avvicinarsi agli Alberi della stessa specie, con qualche differenza individuale dovuta all Intento, o perfino accorgersi di 'sentire' in modo particolare Alberi dello stesso Bosco, oppure ancora avvertire sensazioni differenti in diverse zone della foresta.



Molto dipende da come ci si pone, dall Intento, da quello che portiamo nel cuore in quel momento preciso in cui sentiamo il loro calore, dal Tempo che ci concediamo per capire cosa sta succedendo intorno alla chioma verde e alla fredda corteccia, se chiudiamo gli occhi per ascoltare, se non cerchiamo di possedere, di trovare prove fasulle d'esistenza o addirittura prevaricare chi la sa molto più lunga di noi..

Tornando alle nostre Entità, molti furono i nomi con cui le chiamarono i popoli, ma la più precisa classificazione fu forse quella greca, che prevedeva distinzione fra Ninfe del Noce, Cariatidi, Mèliale le Ninfe del Melo, Meliae quelle del Frassino, per citarne alcune ('Lo Spirito degli Alberi', Hageneder, Ed.Crisalide) e le Driadi, Ninfe arboree della Quercia. Su questa classificazione Hageneder sottolinea: 'Le Meliae sono le ninfe dei singoli Frassini, vivono e muoiono con essi, mentre Melia l'archetipo eterno del Frassino. E'lo spirito collettivo, immortale e senza tempo..'.
In effetti il nome 'Driadi' poi venne utilizzato nei secoli per chiamare tutte queste creature Custodi degli alberi. ma d'altronde, molto altro si perse nel corso del Tempo, e molti Alberi sacri, insieme ai rituali, venero abbattuti.
Eppure le distinzioni botaniche fra gli alberi, la loro capacità di essere diversi, capaci di azioni differenti, di curare o avvelenare, di proteggere o bruciare, dovrebbe indurci a pensare che queste creature sono fra loro differenti.
Un unico nome non basta.
Proviamo a pensare al Frassino, per fare un esempio fra molti: è un albero avido di nutrimento, che in genere tende a sottrarre sostanze utili anche alle piante vicine, facendo morire ciò che ha intorno. Se immaginiamo Melia, la capostipite e Custode di ogni Frassino, il Frassino stesso, essa ci appare come una creatura volitiva, energica, giovanile e entusiasta (dimostrato anche dalla sua volontà di innalzarsi per cercare più luce possibile, sopravvivenza pura), profondamente diversa da una Driade, Custode della Quercia.
La Driade della Quercia è una donna materna e paziente, antica e generosa, che offre nutrimento e riparo a tantissimi selvatici, uccelli e roditori, insetti e piante, come l'amato Vischio che si ciba della sua linfa vitale.
Nella lettura della meravigliosa e poetica fiaba 'Madre Sambuco' di Andersen, troviamo una Ninfa speciale: lei rappresenta lo Spirito del Sambuco, attraverso un bimbo e il suo sogno, e appare nella fiaba come la Custode di un albero nato con un fiore in una teiera, proprio davanti agli occhi stupiti del piccolo.
E'una Creatura protettiva, capace di ridare la fanciullezza a chi sa ascoltare il suo abbraccio. Un Sambuco, senza dubbio.
Ogni specie un Anima, uno Spirito differente. Ogni albero, così come ogni animale o pietra, Unico, ma parte di Una sola luce che fa splendere il mondo.
La leggenda narra che in tempi remoti quando gli alberi popolati dalle Driadi dovevano essere abbattuti, fosse usanza convocare i Sacerdoti, che dovevano allontanare la creatura perche trovasse accoglienza in una nuova pianta, e non potesse essere ferita con la scure. Le Driadi possono quindi lasciare la loro casa e trovarne una nuova, mentre le Amadriadi (così ci dice Ovidio), ulteriore comprensibile distinzione, morivano con l'albero stesso.
La distinzione potrebbe risultare più semplice, vista sotto la prospettiva umana: le Driadi rappresentavano per l'uomo l'ultima possibilità di giustificare un atto nefasto nei confronti della pianta, e l'allontanamento rituale poteva significare la benevolenza da parte dell albero alla loro azione, mentre le Amadriadi potrebbero rappresentare la voce della loro coscienza, che rammentava che comunque, per qualsiasi ragione, stavano commettendo un imperdonabile errore.


'Le Metamorfosi' Ovidio.
'Lo Spirito degli Alberi', Hageneder, Ed.Crisalide
'Entità fatate della Padania', Dalbosco-Brighi, Ed.della Terra di Mezzo
'Madre Sambuco', fiaba di Hans Christian Andersen, 1845.

Articolo pubblicato anche qui: http://www.tempiodellaninfa.net/public/

luglio 01, 2009

Digitalis in the cottage garden


Da semi ritrovati in un giardino antico..
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